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Calendario 2026
Tipografia Sartore

Specie Future

Marco Sartore
co-owner Tipografia Sartore

Da qualche anno impieghiamo gli strumenti del nostro mestiere per portare attenzione su temi sociali e ambientali che riteniamo urgenti.
Per il 2026 abbiamo riunito un gruppo di lavoro di grande valore, coordinato da Freskiz Comunicate.

Le immagini di Arcangelo Piai e l’esperienza editoriale di Anita Cariolaro si intrecciano con le voci di Miro Graziotin, Filippo Moretto e Simone Sbarbati, capaci di illuminare luoghi che spesso attraversiamo con disattenzione: spazi sospesi, dimenticati, dove i confini tra uomo e natura si confondono.
Per questo abbiamo deciso di far evolvere il nostro omaggio di fine anno, trasformandolo da semplice calendario in un oggetto dedicato, collezionabile, quasi l’inizio di una possibile collana editoriale.
Vogliamo che la forza delle immagini e delle parole vi restituisca in modo diverso ciò che gli occhi scorrono ogni giorno con superficialità.
Un piccolo invito a fermarsi, a riconoscere questi spazi marginali come parte del paesaggio che abitiamo, e forse a prendersene cura con maggiore consapevolezza.
Perché anche i luoghi che nessuno rivendica meritano il nostro sguardo.

Filippo Moretto
esperto in sostenibilità

Accanto ai luoghi abitati, produttivi, redditizi, permangono spazi senza destinazione, ai margini dell’intenzione come sogni dimenticati al risveglio.
Ogni elemento che li occupa è un’idea mai completamente realizzata, un’attesa irrisolta.
Li ho chiamati vuoti e trattati come errori, ma un vuoto non
esiste: ogni cosa è al suo posto.

L’erbaccia è la pianta giusta in un luogo giudicato come sbagliato.
Il cambiamento climatico ha infranto la certezza tecnologica: gli ambienti antropici non sono più adatti al clima futuro, più caldo, secco, con piogge estreme e improvvise.
La natura custodisce una lezione
antica: esistono elementi apparentemente inutili — geni, nicchie, semi — non essenziali ma parte integrante del sistema.
Il non necessario parla la lingua della conservazione e invita a promuovere un’etica della pazienza e dell’apertura all’inatteso, fondamentale per affrontare la crisi ecologica e sociale.
La diversità, come somma delle differenze, garantisce equilibrio e resilienza.

Simone Sbarbati
founder Frizzifrizzi

Nel Terzo paesaggio di Gilles Clément esiste una forma di comunicazione che procede attraverso i margini.
Sono spazi non progettati, frammenti in attesa, che sfuggono al controllo e che, proprio per questo, generano senso.
Qui le narrazioni non si sviluppano in linea retta, ma per deviazioni e attese.

Quando la fotografia si muove in questo territorio délaissé, smette di confermare ciò che già sappiamo, e la comunicazione — a contatto con questi materiali residuali — è costretta a ricalibrare il proprio ruolo: non guidare lo sguardo, ma lasciargli agio di vagare, di errare.
Nei dettagli minimi, nelle discontinuità, nelle zone non curate si aprono varchi narrativi che resistono alla semplificazione.
Il Terzo paesaggio diventa così un modello operativo:
una grammatica dei bordi che invita a pensare la comunicazione come un ecosistema aperto, dove i significati non si impongono ma emergono, proliferano, sfuggono. Una narrazione che nasce non dall’ordine, ma dalla possibilità.

Miro Graziotin
narrabondo

Noi moderni con la pretesa di catalogare ogni cosa abbiamo imbrigliato il mondo in una petulante tassonomia divisa a sua volta in generi, fenomeni, teorie.
Categorie. Per non parlare delle classifiche! (abbondano i numeri uno). Ecco quindi — per restringere il campo all’ambito di cui trattiamo — a un primo paesaggio, sorgivo, è seguito un secondo paesaggio categorizzato in epoca pressappoco romantica sui cui fasti oggi sfiorisce, è il caso di dirlo, un certo qual Terzo paesaggio secondo il magistero di Gilles Clément (o di Piai?) insigne maestro.

A essere schietti, più che paesaggio, sembra un groviglio,
anzi un garbuglio.
Lo districherei consultando un tal che li azzecca.
Ma, conoscendo del tapino¹ la sorte, mi arrendo, desisto.

Nello sconforto, di fronte all’acervo, mi pervade d’un colpo il presagio.
Serro gli occhi per lo sgomento.
Mi fosfenizzo, scompaio.
Dura un baleno il turbamento,
talché impànico tosto: tra le ortiche,
villane!, prilla ratto un fosfene.
E dopo, più niente.

PAN.

Stampa
Tipografia Sartore

Carte
Fedrigoni Materica Verdigris
Sappi Magno Volume
Fedrigoni Sirio Color Ultra Black

Coordinamento progetto
Marco Sartore

Direzione creativa
Filippo Dalla Villa

Testi
Miro Graziotin
Marco Sartore

Immagine
Arcangelo Piai

Photo editor
Anita Cariolaro

Impaginazione
Freskiz Comunicate

Collaborazioni
Gabriele Benvenuti
Matteo Pelizza
Silvia Reginato